La lettera ai colleghi: 'Schiena dritta ed un unico obiettivo: la verità'. L'appello di Laura Caputo.

19.01.2014 10:35

 “Effettivamente essere giornalista in terra di camorra è difficile, ancora più difficile esserlo in un momento come questo, in cui i poteri illeciti premono fortemente per limitare la libertà di chi scrive. E' difficile rifiutare alla proprietà un allineamento totale e senza discussione, perché molti sono i chiamati e nessuno accetta di essere escluso dagli eletti. E' difficile perdere tempo a controllare e capire ciò che già sta così ben scritto sopra a una velina. E' difficile rinunciare uno scoop anche quando si sa che non risponde al vero. Noi tutti lo sappiamo. Lo so anch'io che ormai ho settant'anni e sono perciò in pensione, lo so ancor meglio di voi perché la professione è dietro di me e posso guardarla con distacco. Desidero perciò lanciare un appello: che i colleghi con la schiena dritta si distinguano dagli altri, che diventino decine, centinaia a scrivere la verità. Una massa. Che diventino una folla di penne al servizio di questa nazione”.

Laura Caputo

 

 

 

Biografia di Laura Caputo

Nata a Milano, ha visto il Sud per la prima volta a 18 anni e se n'è innamorata. Sposata con un francese a 21 anni, è vissuta in Francia per quasi trenta, collaborando con i principali quotidiani e riviste francesi (le Parisien, Paris Match, Le Monde) e italiani (La Notte, Crema e dintorni, La Voce della Campania, Buona Condotta) e presenziando ai più significativi processi di due decenni. Ora combatte la criminalità organizzata con l'arma che le è più congeniale: la penna. Ha scritto : Il castello di San Michele, Ottobre 2012; Il Silenzio dell’Arcangelo, Dicembre 2013. In suo motto è: “dove c’è bellezza non c’è camorra”.