Caro Saviano, non sparare anche tu nel mucchio

23.11.2013 17:34

Sull'ultimo numero de L'Espresso, lo scrittore casertano Roberto Saviano torna ad accusare, in maniera generica e senza riferimenti, i giornalisti casertani e campani. Saviano scrive: "Spesso mi chiedo dov'erano quei giornalisti, dove quella parte di mondo politico e intellettuale quando otto fa si scriveva dell'avvelenamento del suolo in Campania. Dov'erano quando si raccontava di come le imprese del nord Italia avessero per anni, indisturbate, con la mano amica della camorra, nel silenzio delle istituzioni e di gran parte della società civile, inquinato il Sud". Ed aggiunge ancora: "Un giornalismo che finge di essere anticamorra per farsi invece portatore di quella terribile mentalità camorrista che solo chi è nato e cresciuto in Campania conosce e comprende". Parole che fanno male, soprattutto perché gettate in pasto a chi vuole mettere in evidenza la 'camorra sociale' e puntare il dito contro tutti i campani, tutti i casertani, senza fare distinzioni. Ecco, questa è la vera macchina del fango, caro Saviano. Parole che fanno male perché uscite dalla penna di chi a Caserta e provincia, giornalisticamente, l'ha vissuta in piccoli dosi, prima di prendere il volo per altri lidi, dove assumono un'eco maggiore. Perché qui, caro Roberto, giornalisti che scrivono e denunciano ce ne sono da anni e non serve fare i nomi perché chi vive questo territorio li conosce perfettamente. Caserta e la Campania, oggi, hanno bisogno di un giornalismo pulito, che denunci ancor di più quello che ieri le Istituzioni e le grandi società interessate, hanno voluto tenere secretato per anni. Se tu conosci qualche nome di chi 'lavora contro' fallo, non diventare anche tu qualunquista. Noi, oggi, ci stiamo mettendo la faccia, oltre che la firma, lavorando su un territorio che ha bisogno di giornalisti che denuncino non solo quando serve per far piacere a qualcuno. E che, seppur con difficoltà, cerchi di raccontare sempre la verità. Questo qualunquismo spicciolo, questo fare di 'tutta un'erba un fascio', sembra la vecchia retorica politica, buona solo per fare populismo e gettare ancora più fango su chi, oggi, ha deciso di restare su questo territorio, viverlo, raccontarlo e, perché no, migliorarlo".

 

Trenta Righe - Associazione Giornalisti Casertani