Le Carte Deontologiche

 
Le carte deontologiche sono norme giuridiche obbligatorie valevoli per gli iscritti all’albo, che integrano il diritto ai fini della configurazione dell’illecito disciplinare.
 
Il protocollo d'intesa, firmato il 14 aprile 1988 da giornalisti, agenzie di pubblicità e associazioni di pubbliche relazioni, chiarisce il ruolo del giornalista dinanzi al problema degli inserti, degli annunci, degli spot e stabilisce che i messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici. Al giornalista è vietato fare pubblicità, a meno che non sia a titolo gratuito e nell’ambito di iniziative che non abbiano carattere speculativo.
 
La Carta di Treviso, che trae ispirazione dai valori della nostra Carta costituzionale e dalla Convenzione dell’Onu sui diritti dei bambini ratificata dall’Italia e divenuta legge di Stato n. 176 del 27 maggio 1991, è il primo documento di autoregolamentazione deontologica che impegna i giornalisti a norme e comportamenti eticamente corretti nei confronti dei minori.
È stata firmata il 5 ottobre del 1990 da Federazione nazionale della stampa, Ordine dei giornalisti e Telefono Azzurro prendendo il nome della città che ospitò il convegno.
Il 25 novembre 1995 Federazione e Ordine, sempre d’intesa con il Telefono Azzurro, constatando la presenza di violazioni al documento, hanno ribadito e rafforzato i principi contenuti nella Carta, approvando il Vademecum ’95 al fine di ottenere una maggiore protezione della dignità e dello sviluppo dei bambini e degli adolescenti.
L’anno successivo, il 30 marzo 2006, il Cnog aggiorna la Carta di Treviso, con le osservazioni del Garante per la protezione dei dati personali con deliberazione n. 49 del 26 ottobre 2006. Le nuove norme, inoltre, andranno applicate anche al giornalismo on-line, a quello multimediale e alle altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzino strumenti tecnologici.
Il Garante Privacy ha dato il suo consenso alla nuova versione della “Carta di Treviso”, cioè alla serie di norme che regolano la tutela dei minori nell’attività giornalistica, con la delibera datata 26 ottobre 2006, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 13 novembre 2006. In realtà questo è il secondo ritocco che l’Ordine nazionale dei giornalisti e la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) fanno alla prima stesura del 1990, visto che un primo restyling c’era stato già nel 1995 con la pubblicazione di un’integrazione, cioè il “Vademecum Treviso ’95”. L’intervento del Garante è collegato alla circostanza che la Carta di Treviso è richiamata nell’articolo 7 del “Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica” (meglio noto come Codice deontologico sulla privacy), pubblicato il 3 agosto 1998 nella “Gazzetta Ufficiale”.
Il rifacimento della “Carta di Treviso” è maturato anche a seguito di alcuni interventi legislativi di notevole spessore. L’articolo 3 della legge 112/2004 e del Testo unico sulla Tv (Dlgs 177/2005) tutela i minori in linea con la sentenza 112/1993 della Corte costituzionale, che ha vincolato i giornalisti al rispetto della dignità umana, dell'ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori.
 
Sottoscritta dall’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa l’8 luglio 1993, la Carta si apre con la citazione integrale dell’art. 2 della legge 69 del 1963 e si chiude ricordando che la violazione delle norme in essa contenute è soggetta a sanzioni disciplinari. Il Protocollo, che costituisce uno statuto completo della deontologia professionale, richiama il rispetto della persona, la non discriminazione, la correzione degli errori e la rettifica, la presunzione di innocenza. Contiene il divieto di pubblicare immagini violente o raccapriccianti, l’obbligo di tutelare la privacy dei cittadini e, in particolare, dei minori e delle persone disabili o malate. Circa le fonti specifica che, in via ordinaria, devono essere rese note al pubblico e, in caso di fonti confidenziali, prevale il dovere di mantenere il segreto professionale. Richiamando il protocollo d'intesa fra giornalisti e operatori pubblicitari firmato il 14 aprile 1988, la Carta ribadisce il diritto dei cittadini a ricevere un'informazione sempre chiaramente distinta dalla pubblicità: le indicazioni che delimitano le due sezioni devono essere chiare e di immediata percezione. Inoltre il giornalista non può prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale. La Carta definisce anche il concetto di incompatibilità tra il lavoro giornalistico e interessi o incarichi che siano in conflitto con la ricerca rigorosa ed esclusiva della verità dei fatti.
 
Alla stesura della Carta dei doveri sono seguiti documenti relativi alla condotta professionale per quanto attiene specifici settori oggetto della comunicazione giornalistica. Nel settore della sanità alcuni Ordini regionali hanno redatto Carte sulla modalità di trattare argomenti di comunicazione sulla salute a partire dalla Carta di Perugia su Informazione e Malattia (13 articoli) redatta a Perugia l’11 gennaio 1995 dal Consiglio dell’Ordine regionale dei giornalisti, dalla Federazione regionale dei medici e dall’Ordine regionale degli psicologi.
 
Il 7 aprile del 1995 l'Ordine dei Giornalisti ha firmato con l'Associazione che comprende gli Istituti di Ricerche di mercato, sondaggi, opinione, e Ricerca sociale (ASSIRM), un protocollo d’intesa che detta regole di comportamento per la correttezza delle informazioni sui sondaggi sia a chi li esegue (gli istituti demoscopici) sia a chi li divulga o li diffonde in qualsiasi forma (giornalisti o committenti). Stabilendo che il dovere imprescindibile di entrambe le parti è fornire all’utente tutte le informazioni necessarie e indispensabili per valutare l’attendibilità dei dati, la loro completezza, la loro rilevanza e significatività rispetto ai temi trattati e alle conclusioni tratte. In sostanza si devono offrire al lettore tutti gli elementi che gli consentano una lettura critica dei risultati del sondaggio.
 
Il Titolo I del d. lgs 196/2003 (Testo unico sulla privacy che ha sostituito la legge 675/1996), nello stabilire quale principio generale che “chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano” (articolo 1), prevede che il loro trattamento a fini giornalistici “si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali” (articolo 2). Il Titolo III, nell’indicare le regole per il trattamento dei dati, prevede che il rispetto di quelle che sono contenute nei “Codici di deontologia” (ivi compreso quello dei giornalisti) “costituisce condizione essenziale per la liceità e correttezza” del trattamento stesso (articoli 3 e 4).
Il Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell’attività giornalistica, approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti nella seduta del 26 e 27 marzo 1998, trasmesso all’Ufficio del Garante della privacy con nota prot. n. 2210 del 15 luglio 1998, pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 3 agosto 1998 e entrato in vigore, come tutte le leggi, il quindicesimo giorno successivo, costituisce l’Allegato A del Dlgs n. 196/2003 e, come tale, assurge al rango di norma primaria. La sentenza 16145/2008 della III sezione penale della Corte di Cassazione ha ricordato che “il Codice deontologico dei giornalisti è una legge”.
Il testo, che realizza un soddisfacente equilibrio nel delicato rapporto tra diritto di cronaca e protezione della sfera di riservatezza dei cittadini, è composto da 13 articoli.
Le violazioni del Codice sono sanzionate, per quanto riguarda i giornalisti, soltanto in via disciplinare. La terza sezione penale della Cassazione, con la sentenza 16145/2008, ha affermato che “non esistono deroghe in favore dei giornalisti”.
Secondo la Corte di Appello di Milano nei confronti dei giornalisti che violano la privacy ''non si applica la tutela penale prevista per il trattamento illecito dei dati, ma, unicamente, una tutela in sede disciplinare, innanzi al Consiglio dell'Ordine''. La Suprema Corte, invece, ha osservato che, in tema di salute, anche per effetto di direttive comunitarie a tutela della ''dignità umana'', bisogna interpretare le norme in maniera ''rigida'' e “ricordarsi che anche il Codice deontologico della stampa è una legge”. I giornalisti, quindi, rischiano il processo penale (mentre prima la sanzione era soltanto disciplinare)
 
 La Carta dei doveri del giornalista degli uffici stampa, stilata dal gruppo Uffici Stampa del Cnog, è stata approvata il 10 novembre 2011 dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.
Il documento sostituisce la precedente Carta del 26 febbraio 2002 per adeguarla agli importanti mutamenti avvenuti in questa anni nella professione giornalistica e, più in particolare, nell’attività degli uffici stampa degli enti pubblici e privati.
Dopo undici anni dall’approvazione dalla legge 150/2000 la nuova Carta prevede nuove ipotesi di comportamenti deontologici per tutti gli iscritti all’Ordine. Essa stabilisce che il giornalista deve uniformare il proprio comportamento professionale al principio fondamentale dell’autonomia dell’informazione; ciò indipendentemente dalla collocazione dell’Ufficio Stampa nell’ambito della struttura pubblica o privata in cui opera. Inoltre il giornalista deve operare nella consapevolezza che la propria responsabilità verso i cittadini non può essere condizionata o limitata da alcuna ragione particolare o di parte o dall’interesse economico. In tal senso ha l'obbligo di difendere la propria autonomia e credibilità professionale secondo i principi di responsabilità e veridicità fissati nella legge istitutiva dell’Ordine.
 
 
  • Codice di autoregolamentazione TV e minori
Emanato con Decreto Ministero Comunicazioni 29 novembre 2002, il Codice prende in considerazione il minore nella sua veste di utente e fruitore del messaggio televisivo e affronta l’esigenza di tutela degli utenti minorenni.
 
La Carta dei doveri dell' informazione economica, approvata l’8 febbraio del 2005 dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e poi aggiornata il 28 marzo 2007, detta i criteri che devono regolare l’informazione di settore e ai quali i giornalisti devono attenersi. La delibera del 5 giugno 2007 con la quale la Consob ha approvato la Carta dei doveri dell’informazione economica, che disciplina le regole di informazione economica, ritenendola aderente con le proprie norme in materia di raccomandazioni finanziarie, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 164 del 17 luglio 2007
Con tale deliberazione, i giornalisti che si rendessero colpevoli di eventuali violazioni nelle modalità di divulgazione dell’informazione in materia economica non saranno più soggetti all’intervento sanzionatorio della Consob (decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998), ma alle norme vigenti in tema di procedimento disciplinare dell’Ordine dei giornalisti.
La Carta rappresenta un piccolo codice di autoregolamentazione, composto da otto articoli, che vincola chi lavora in questo settore al rispetto di alcune semplici norme di etica professionale, alcune delle quali già contenute nella Carta dei doveri del 1993. A spingere per il varo del Codice contribuì l’approvazione da parte del Parlamento (Direttiva 2003/6/CE del 12.4.2003) della Direttiva europea sul market abuse, cioè sulla turbativa di mercato prodotta dalla diffusione, dolosa o colposa, di notizie che tendano ad alterare l’andamento delle quotazioni di Borsa o a nascondere situazioni di dissesto.
 
  • Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi
Il Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi denominato Codice Media e Sport (Decreto del Ministero delle Comunicazioni 21 gennaio 2008 n.36, in G.U. 8 marzo 2008, n. 58) è stato elaborato da ministero delle Comunicazioni, ministero delle Politiche giovanili, ministero della Giustizia e Ordine nazionale dei giornalisti, dopo i tragici incidenti del 2007 in cui perse la vita l’ispettore di polizia Filippo Raciti fuori dallo stadio di Catania. Richiamandosi alla Carta di Treviso e alla Carta dei doveri del giornalista, contiene principi che si specchiano nei valori etici e deontologici propri della legge dell’Ordine. Il Codice si rivolge soprattutto all’informazione radio-televisiva senza dimenticare internet e tutti gli strumenti di comunicazione audiovisivi.
Il Codice Media e Sport per l’autoregolamentazione dell’informazione sportiva è stato firmato il 25 luglio 2007 presso il ministero della Comunicazioni ed è stato sottoscritto da tutte le associazioni degli editori radiotelevisivi (Aeranti-Corallo, Alpi, Cnt, Conna, Frt, Rea, Rna) e inoltre da Europa Tv, Prima Tv, Rai, Sky, Telecom Italia Media, Ordine dei giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Unione stampa sportiva italiana, Federazione Italiana Editori di Giornali.
Con questo Codice tutti i protagonisti dell’informazione sportiva, alla vigilia della ripresa del campionato di calcio, dicono il loro fermo NO alla violenza negli stadi, consapevoli del contributo che i mezzi di comunicazione di massa – da quelli tradizionali ai nuovi media – possono fornire per condannare nei confronti della pubblica opinione la violenza legata agli eventi sportivi, in particolare quelli calcistici.
Il Codice detta una serie di prescrizioni, in particolare nella conduzione delle trasmissioni radiofoniche e televisive, dove, ad esempio, in caso di violazione delle disposizioni del Codice stesso, il conduttore dissocia con immediatezza l’emittente e il fornitore di contenuti dall’accaduto e ricorre ai mezzi necessari – fino all’eventuale disposizione di una pausa della trasmissione, o la sospensione di un collegamento, o l’allontanamento del responsabile – per ricondurre il programma entro i binari della correttezza.
Il controllo del rispetto del Codice è affidato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Le eventuali violazioni riguardanti i giornalisti vengono segnalate dall’Agcom all’Ordine professionale di appartenenza per l’applicazione dei provvedimenti disciplinari previsti dalla legge 69/1963.
 
Il Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, il cui nome veloce è Carta di Roma, è stato approvato il 12 giugno 2008 dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, dalla Federazione nazionale della stampa condividendo le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) circa l’informazione concernente rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti, richiamandosi ai dettati deontologici presenti nella Carta dei Doveri del giornalista.
La Carta di Roma, resa necessaria dalla rilevanza acquisita dai temi dell’immigrazione e della multiculturalità nella società attuale, invita i giornalisti ad adottare termini giuridicamente appropriati, al fine di restituire al lettore la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri. Si invitano inoltre i cronisti a evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte e di mantenere un metro omogeneo e coerente di misura per evitare di alimentare eventuali atteggiamenti razzistici.
 
  •  Decalogo del giornalismo sportivo
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha ritenuto necessario esplicitare in modo sintetico alcune norme dedicate espressamente al giornalismo sportivo approvando, il 31 marzo 2009, il Decalogo del giornalismo sportivo. Esse concorrono anche a certificare diritti e doveri della categoria nel confronto che i giornalisti hanno quotidianamente con società e organizzazioni sportive e con le autorità.
 
  • Codice di autoregolamentazione per i processi in tv
Sottoscritto il 22 maggio 2009 a Roma, nella sede dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, da Agcom, Rai, Mediaset, RTI, Telecom Italia Media, FRT, Associazione Aeranti-Corallo, Fnsi, Cnog, il Codice di autoregolamentazione per i processi in tv si prefigge l’obiettivo di impedire i processi-show trasferiti impropriamente dalle aule di giustizia in televisione e mira a rendere chiare le differenze fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra accusa e difesa, sempre nel pieno rispetto dei diritti inviolabili della persona. L’accertamento delle violazione del presente Codice e l’adozione delle eventuali misure correttive sono riservati alla competenza di un apposito Comitato costituito presso l’AGCOM. In ogni caso restano affidate all’Ordine dei giornalisti, in via esclusiva, le eventuali sanzioni a carico degli iscritti.
 
Approvata dal Consiglio nazionale l’8 novembre 2011 e dedicata a Pierpaolo Faggiano (il giornalista precario che si è tolto la vita nel giugno scorso), la Carta di Firenze (dal nome della città dove è stato stilata) è stata promulgata per garantire un maggior riconoscimento e rispetto della dignità e della qualità professionale di tutti i giornalisti, dipendenti o collaboratori esterni e freelance.
Il primo diritto del giornalista è la tutela della sua autonomia che in caso di precarietà lavorativa, fenomeno sempre più espansione, è troppo spesso lesa da inadeguate retribuzioni, da politiche aziendali più attente al risparmio economico che ad investimenti editoriali e qualità finale del prodotto giornalistico. Ma anche da scelte di organizzazione del lavoro da parte di colleghi giornalisti collocati in posizioni gerarchicamente superiori.
La più importante novità del documento riguarda, infatti, i rapporti di collaborazione e solidarietà tra giornalisti, ossia la responsabilizzazione - in senso deontologico - di chi riveste un ruolo di coordinamento del lavoro giornalistico.
  

 

Approvata dal Cnog l'11 aprile 2013, la Carta di Milano, nella consapevolezza che il diritto all'informazione può trovare dei limiti quando venga in conflitto con i diritti dei soggetti bisognosi di una tutela privilegiata, fermo restando il diritto di cronaca in ordine ai fatti e alle responsabilità, invita a osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i cittadini privati della libertà o in quella fase estremamente difficile e problematica del reinserimento nella società. 
Richiamandosi ai dettati deontologici presenti nella Carta dei doveri del giornalista, con particolare riguardo al dovere fondamentale di rispettare la persona e la sua dignità e di non discriminare nessuno per razza, religione, sesso, condizioni fisiche e mentali e opinioni politiche, il Protocollo deontologico per i giornalisti che trattano notizie concernenti carceri, detenuti o ex detenuti riafferma il criterio deontologico fondamentale del "rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati" contenuto nell'articolo 2 della legge istitutiva dell'Ordine nonché i principi fissati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dal Patto internazionale Onu sui diritti civili e politici e dalle Costituzioni italiana ed europea.